Nel mio percorso formativo e professionale ho imparato il valore della semplicità: esserci senza fretta di colmare i vuoti, per lasciare davvero spazio alla persona che ho di fronte.
Uno spazio in cui poter respirare, ritrovarsi e dare voce anche a ciò che, a volte, non riesce ancora a essere detto. Nel lavoro clinico considero importanti le parole, ma anche le sfumature, i silenzi, i tempi e tutto ciò che prende forma nella relazione.
Il mio modo di lavorare nasce dall’incontro tra la mia storia, gli studi che ho scelto e le esperienze che mi hanno formata. L’esperienza maturata per anni come educatrice mi ha insegnato a osservare con attenzione i contesti di vita, le relazioni quotidiane e il modo unico in cui ogni persona cresce, affronta le difficoltà e costruisce le proprie risorse.
La mia formazione si è nutrita della vitalità della Gestalt, della profondità del pensiero psicoanalitico e di un interesse personale e accademico per i legami familiari e la memoria trans-generazionale. Ho inoltre svolto una formazione come tecnico del comportamento ABA, che ha arricchito il mio sguardo sull’osservazione del comportamento, sui bisogni della persona e sull’importanza di costruire interventi rispettosi, concreti e individualizzati.
Amo leggere perché nei libri ritrovo nuove domande, prospettive e parole per pensare l’esperienza umana. È un interesse che continua ad accompagnare la mia curiosità, dentro e fuori dal lavoro.
Credo in una relazione di cura nella quale il professionista non indica una strada già tracciata, ma offre presenza, ascolto e strumenti per aiutare la persona a riconoscere le proprie risorse. Un luogo in cui poter portare ciò che pesa, comprenderlo insieme e, quando sarà possibile, lasciarlo andare.
Il mio obiettivo è accompagnare ogni persona fino al punto in cui possa proseguire con maggiore autonomia: portando con sé non solo ciò che avremo scoperto insieme, ma anche la forza e la fiducia per continuare il proprio viaggio con un passo sempre più proprio.