C’è un momento nella vita in cui qualcosa dentro di noi si incrina.
Non si tratta di una rottura, ma piuttosto di una fenditura sottile, attraverso cui iniziano a passare domande nuove:
Chi sono davvero, al di là di ciò che gli altri si aspettano da me?
Cosa voglio, ora che non riesco più a sentirmi al mio posto? Sono davvero al mio posto?
È una fase di crescita, anche se fa male. Un attraversamento interiore che può confondere, perché i contorni del sé diventano sfocati: ciò che prima sembrava chiaro ora appare incerto, lontano, quasi stonato. In questi momenti, capita di adattarsi così tanto da dimenticare di esistere. Si sorride per non dispiacere. Si dice “si” per il timore di essere lasciati. Ma dentro, piano piano, ci si assottiglia. A volta, ciò che trattieni in silenzio non è debolezza. É una parte autentica che cerca spazio per uscire. E in quel silenzio ci sei proprio tu, ancora integro, ancora vero. Forse il nostro posto nel mondo non si trova fuori. Si crea dentro di noi. E ogni gesto, anche il più piccolo, verso ciò che ci fa sentire più vivi, più veri, è già una forma di ritorno a casa.
💬 Il presente articolo ha scopo puramente informativo e divulgativo e non sostituisce in alcun modo un colloquio psicologico o un percorso terapeutico personalizzato.
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